Quando i dispositivi smart smettono di essere “smart”

Nel mondo della casa connessa, ogni tanto succede che un dispositivo che era “smart” venga in sostanza trasformato in un apparecchio tradizionale — o peggio, in un oggetto semi-inutilizzabile — per via della disattivazione del supporto software o dei server cloud. In questo articolo prendo come fulcro il caso dei termostati Nest, spiegando le date, le motivazioni di Google LLC, e poi estendo la discussione ad altri dispositivi famosi che hanno subito lo stesso destino. Infine vediamo le alternative open-source per continuare a far funzionare ciò che rimane.


Il caso Nest: storia, dismissione, alternative

Uscita sul mercato

Il brand Nest ha rivoluzionato il modo di pensare il termostato: programmabile, con apprendimento automatico, connesso al cloud.


Alcune date chiave:

  • Il primo modello Nest Learning Thermostat 1ª generazione è stato presentato il 25 ottobre 2011.
  • La 2ª generazione è arrivata il 2 ottobre 2012.
  • La 3ª generazione è stata lanciata il 1 settembre 2015.
  • Il modello “Thermostat E” è uscito il 31 agosto 2017.
  • Il modello “Nest Thermostat” versione semplificata è arrivato il 12 ottobre 2020.
  • Ultima generazione “Learning Thermostat 4” annunciata il 20 agosto 2024.

Perché Google ha deciso di dismetterli

A partire dal 25 ottobre 2025, Google ha annunciato la fine del supporto software e cloud per i modelli più vecchi (in particolare le 1ª e 2ª generazioni del Learning Thermostat). Da quella data:

  • Non è più possibile utilizzare alcune funzioni cloud (app Google Home, assistente vocale, automazioni collegate).
  • Alcune funzioni locali restano (regolazione manuale) ma molte funzionalità “smart” scompaiono.
    Google motiva la scelta con l’obiettivo di concentrare risorse sui modelli più recenti, migliorare la compatibilità dei sistemi e ridurre la complessità del supporto tecnico per vecchie generazioni.
    In Europa entra anche la questione della complessità degli impianti di riscaldamento e del supporto regionale che secondo Google lo rende sostanzialmente non più sostenibile.

Cosa significa concretamente

Se possiedi un vecchio termostato Nest:

  • Dopo la data di fine supporto, puoi ancora usarlo come termostato manuale (girando la ghiera, selezionando temperatura).
  • Non puoi più contare sul controllo remoto, su funzioni intelligenti collegate al cloud, e magari su aggiornamenti di sicurezza.
  • Google offre – in certi mercati – sconti per l’upgrade verso modelli più nuovi.

Alternative open-source per continuare ad usare il dispositivo

Per chi non vuole cambiare hardware ma teme che il vecchio Nest diventi “obsoleto”, esistono progetti della community che permettono di rimuovere la dipendenza dai server Google e continuare a gestire il termostato in modo autonomo. Uno dei progetti più noti è NoLongerEvil-Thermostat, sviluppato da Cody Kociemba. Questo firmware e tool permettono di:

  • Effettuare bootloader/firmware personalizzati (tramite DFU/OMAP) su alcuni modelli compatibili.
  • Scollegare il dispositivo dall’infrastruttura Google e collegarlo a un server self-hosted o API alternative.
  • Ripristinare funzioni come telemetria, profili, programmazione, controllo remoto senza passare per Google.
    Naturalmente, trattandosi di una soluzione DIY, richiede ottima dimestichezza tecnica, backup, attenzione alla garanzia e alla normativa dell’impianto.

Altri dispositivi “smart” che hanno perso il cloud o sono diventati obsolete

Oltre ai termostati Nest, ci sono altri casi recenti e molto rilevanti nel mondo della domotica e dei dispositivi connessi — in particolare robot aspirapolvere — che illustrano quanto il “rimpianto del cloud” possa diventare un problema.

Neato Robotics

  • Neato Robotics, acquisita dal gruppo tedesco Vorwerk SE & Co. KG nel 2017, ha chiuso la sua attività nel maggio 2023.
  • Il 6 ottobre 2025 è stata annunciata la chiusura della piattaforma cloud per i robot Neato, ben prima del termine originariamente indicato (fine 2028) e questo ha fatto sì che molti robot perderebbero funzionalità app, mappe, zone “no-go” etc.
  • Risultato: i robot diventano “stanziali” o solo uso base (premi il pulsante “start”), senza più app, senza mappatura, senza zone personalizzate. We speak IoT+1

Perché è rilevante

Il caso Neato mostra chiaramente come un dispositivo “smart” che integra mappe, funzioni cloud e app dedicate possa in un colpo solo perdere il motivo principale per cui è stato acquistato. Se l’ecosistema cloud viene spento o abbandonato, ciò che resta è un hardware che, pur funzionando, ha perso il 70-80% del suo valore “smart”.

Open-source e controllo locale anche per robot aspirapolvere

Analogamente al termostato, anche nel mondo dei robot aspirapolvere esistono soluzioni alternative. Per esempio, il progetto Valetudo (sviluppato da Sören Beyer) permette di far comunicare alcuni robot direttamente in locale, senza passare da server cloud del produttore.
Questo significa che, se hai un robot compatibile, potresti mantenerlo “vivo” (o quanto meno utilizzabile) anche dopo che il produttore ha dismesso i server o ha abbandonato il supporto.


Quali lezioni trarre e cosa considerare al momento dell’acquisto

  1. Verifica la dipendenza dal cloud: Se acquisti un dispositivo “smart”, chiediti: quanto dipende dai server del produttore? Se quel servizio venisse interrotto, cosa succederebbe?
  2. Durata del supporto dichiarata: Alcune aziende promettono “supporto per 5 anni” o più, ma non sempre mantengono la promessa in modo trasparente. Il caso Neato è lampante.
  3. Hardware vs software: Spesso l’hardware rimane funzionale, ma il vero valore è nel software, nell’app e nelle funzioni collegate.
  4. Alternative open-source o controllo locale: Se sei un utente avanzato, è bene sapere che ci sono progetti che permettono di liberarsi dal cloud del produttore.
  5. Ecosistema integrato: Dispositivi collegati a un ecosistema più ampio (home-assistant, domotica locale) tendono a essere più “resistenti” perché puoi sostituire componenti e server.
  6. Ripensare il concetto di “smart”: A volte vale la pena acquistare un dispositivo “semi-smart” con grande autonomia locale piuttosto che uno “super-smart” che muore con il cloud.

Conclusione

L’era della “connected home” ha indubbi vantaggi: comfort, automazioni, risparmio energetico. Tuttavia, i casi di dispositivi come i termostati Nest più vecchi o i robot aspirapolvere Neato mostrano che smart ≠ eterno.
Quando un produttore dismette il supporto o i server cloud, ciò che resta è spesso un hardware ancora funzionante ma “spogliato” del suo valore principale: il legame con l’ecosistema. Fortunatamente, grazie alle comunità open-source, è possibile dare una seconda vita a questi apparecchi — ma serve consapevolezza, capacità tecnica e una scelta informata.

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